chi siamo

L'Associazione è stata fondata a Trieste nel giugno del 1988 da un gruppo di donne con diverse esperienze di ricerca culturale, di prassi politica e di impegno sociale, con l'intento di affrontare le problematiche relative ai percorsi dell'identità femminile, promuovendo e svolgendo attività culturali, politiche e sociali a Trieste, in Regione ed a livello nazionale. L'Associazione opera sia sul piano teorico-culturale che su quello dell'intervento pratico al fine di approfondire le tematiche relative alla salute, alla giustizia, alle normative e alle politiche che riguardano le donne, di diffondere l'informazione ad esse relativa e di promuovere iniziative volte a migliorare la qualità di vita delle donne. L'Associazione ricerca e promuove un'attiva collaborazione con le altre associazioni femminili triestine, regionali e nazionali al fine di giungere ad una migliore comprensione della realtà della condizione femminile.

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DAL BLOG DI GRILLO: LE MORTI ROSA

Il TIME ha dedicato una copertina a Aisha, una ragazza afgana mutilata del naso e delle orecchie dai talebani per aver abbandonato la sua casa (i talebani in seguito hanno negato di essere stati i carnefici, ndr). I nostri soldati sono in Afghanistan anche per questo, per portare la civiltà a menti ottenebrate dal fanatismo religioso Una missione di Pace e di Civiltà mentre in Italia è in atto una macelleria sociale sulle donne. Si uccidono più ex fidanzate alla volta, si investe la moglie con la macchina, si accoltellano compagna-sorella-suocera, tutte insieme, si uccide a pugni per rabbia la prima donna che si incontra per strada, si affoga la fidanzata nella vasca da bagno, si butta dal balcone l'amica, si seppellisce viva l'amante. I più sobri si limitano a sparare con una pistola regolarmente denunciata. Al maschio italiano la fantasia omicida non manca.
L'assassinio di una donna è normalità, notizia quotidiana da sorseggiare con il caffè al bar. Nessun soldato dell'ONU o della NATO interverrà per salvare dagli orchi italiani una donna. Nessuna prima pagina del TIME sul massacro rosa del Bel Paese. Le Morti Rosa sono oggetto di dotte analisi nelle terze pagine dei giornali, argomenti per discussioni sociologiche e letterarie, per studi sulla depressione maschile, sulla contrapposizione uomo/donna, sulla società consumistica, sul maschio senza più sicurezze. A morire è però sempre la donna tra le mura di casa o in mezzo a una strada dove viene costretta dai suoi aguzzini. E' una mattanza. La caccia alle streghe si è evoluta dal rogo alle mille e una morte.
L'Italia non ha mai avuto una donna alla presidenza della Repubblica o del Consiglio, i parlamentari sono da sempre in assoluta maggioranza uomini. I manager delle grandi industrie sono uomini con poche eccezioni, lo sono i responsabili delle principali Istituzioni che contano, delle grandi banche, di tutti gli apparati militari e paramilitari, dei maggiori quotidiani. La donna ha una paga inferiore. è licenziata se aspetta un bambino. La donna oggetto è ovunque, rappresentazione di una società malata: dai culi della televisione alle tette delle riviste, al lettone di Papi. Rifiutarsi ai desideri del vicino, dell'amico, del marito è un'offesa che va lavata con il sangue. In Italia è stato abolito il delitto d'onore, è rimasto il delitto, ma senza l'onore.

AL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO IL PICCOLO

Gentile Direttore,   Per ben due giorni sul Piccolo sono stati pubblicati degli articoli in cui si presentava una grande novità: in un autolavaggio cittadino, due giovani donne appena assunte avrebbero lavato le automobili “in perizoma” (18 giugno 2010), vere “conigliettte acqua e sapone” (19 giugno 2010), che avrebbero trasformato il luogo in un “sexy car wash”. Il tutto corredato, il primo giorno dal disegno di procaci ragazze seminude, il secondo giorno da ben 4 foto (4!) delle due giovani donne che lavano le macchine in “vezzosi quanto succinti abitini neri”.   Dalle foto, notiamo inoltre che queste giovani donne, pur essendo a contatto diretto con solventi e altri prodotti chimici aggressivi, non indossano abiti di lavoro protettivi: né guanti, né tuta, né probabilmente scarpe da lavoro.   Siamo costernate nel constatare che, ancora una volta, il corpo delle donne viene utilizzato per vendere prodotti o servizi; e, parallelamente, che delle donne sembrano essere considerate, non le competenze intellettuali, la creatività, l’intelligenza, ma soprattutto la giovinezza e l’aspetto fisico.   Ma siamo altrettanto colpite, preoccupate e deluse leggendo il tono degli articoli in questione: non solo del tutto privi di qualsiasi riflessione critica, ma addirittura ammiccanti e complici della furbizia dei gestori (che sperano in grandi affari), e di uno sguardo maschile, che si presume incapace di resistere alla visione di “cosce ... generose e toniche nello sforzo”.   E non ci fa per niente piacere il progetto dei gestori di reclutare anche “due boys tutto bicipiti e addominali”: non è mercificando anche il corpo maschile oltre a quello femminile che si praticano le pari opportunità.   Per contrastare questo preoccupante messaggio culturale, le chiediamo quindi di dedicare, nei prossimi giorni, almeno mezza pagina del Piccolo a interventi critici sulla mercificazione del corpo delle donne nei media, dando anche spazio agli scritti delle associazioni di donne di Trieste (per raccogliere questi scritti, vi invitiamo a scrivere i vostri commenti)

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