L'Associazione è stata fondata a Trieste nel giugno del 1988 da un gruppo di donne con diverse esperienze di ricerca culturale, di prassi politica e di impegno sociale, con l'intento di affrontare le problematiche relative ai percorsi dell'identità femminile, promuovendo e svolgendo attività culturali, politiche e sociali a Trieste, in Regione ed a livello nazionale. L'Associazione opera sia sul piano teorico-culturale che su quello dell'intervento pratico al fine di approfondire le tematiche relative alla salute, alla giustizia, alle normative e alle politiche che riguardano le donne, di diffondere l'informazione ad esse relativa e di promuovere iniziative volte a migliorare la qualità di vita delle donne. L'Associazione ricerca e promuove un'attiva collaborazione con le altre associazioni femminili triestine, regionali e nazionali al fine di giungere ad una migliore comprensione della realtà della condizione femminile.
| DAL BLOG DI GRILLO: LE MORTI ROSA | ||
Il TIME ha dedicato una copertina a Aisha, una ragazza afgana mutilata del naso e delle orecchie dai talebani per aver abbandonato la sua casa (i talebani in seguito hanno negato di essere stati i carnefici, ndr). I nostri soldati sono in Afghanistan anche per questo, per portare la civiltà a menti ottenebrate dal fanatismo religioso Una missione di Pace e di Civiltà mentre in Italia è in atto una macelleria sociale sulle donne. Si uccidono più ex fidanzate alla volta, si investe la moglie con la macchina, si accoltellano compagna-sorella-suocera, tutte insieme, si uccide a pugni per rabbia la prima donna che si incontra per strada, si affoga la fidanzata nella vasca da bagno, si butta dal balcone l'amica, si seppellisce viva l'amante. I più sobri si limitano a sparare con una pistola regolarmente denunciata. Al maschio italiano la fantasia omicida non manca. |
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| AL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO IL PICCOLO | ||
Gentile Direttore, Per ben due giorni sul Piccolo sono stati pubblicati degli articoli in cui si presentava una grande novità: in un autolavaggio cittadino, due giovani donne appena assunte avrebbero lavato le automobili “in perizoma” (18 giugno 2010), vere “conigliettte acqua e sapone” (19 giugno 2010), che avrebbero trasformato il luogo in un “sexy car wash”. Il tutto corredato, il primo giorno dal disegno di procaci ragazze seminude, il secondo giorno da ben 4 foto (4!) delle due giovani donne che lavano le macchine in “vezzosi quanto succinti abitini neri”. Dalle foto, notiamo inoltre che queste giovani donne, pur essendo a contatto diretto con solventi e altri prodotti chimici aggressivi, non indossano abiti di lavoro protettivi: né guanti, né tuta, né probabilmente scarpe da lavoro. Siamo costernate nel constatare che, ancora una volta, il corpo delle donne viene utilizzato per vendere prodotti o servizi; e, parallelamente, che delle donne sembrano essere considerate, non le competenze intellettuali, la creatività, l’intelligenza, ma soprattutto la giovinezza e l’aspetto fisico. Ma siamo altrettanto colpite, preoccupate e deluse leggendo il tono degli articoli in questione: non solo del tutto privi di qualsiasi riflessione critica, ma addirittura ammiccanti e complici della furbizia dei gestori (che sperano in grandi affari), e di uno sguardo maschile, che si presume incapace di resistere alla visione di “cosce ... generose e toniche nello sforzo”. E non ci fa per niente piacere il progetto dei gestori di reclutare anche “due boys tutto bicipiti e addominali”: non è mercificando anche il corpo maschile oltre a quello femminile che si praticano le pari opportunità. Per contrastare questo preoccupante messaggio culturale, le chiediamo quindi di dedicare, nei prossimi giorni, almeno mezza pagina del Piccolo a interventi critici sulla mercificazione del corpo delle donne nei media, dando anche spazio agli scritti delle associazioni di donne di Trieste (per raccogliere questi scritti, vi invitiamo a scrivere i vostri commenti) |
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